Che tasse paga un procacciatore d’affari
Una Guida Completa
1. Introduzione
Il procacciatore d’affari guadagna tramite provvigioni ottenute quando le segnalazioni di potenziali clienti o collaborazioni si traducono in contratti.
Ma quali tasse deve pagare questa figura professionale?
La risposta dipende principalmente dalla natura (occasionale o continuativa) dell’attività, dal regime fiscale adottato e dagli obblighi previdenziali previsti dalla legge. In questo articolo, analizzeremo i diversi scenari fiscali e contributivi che riguardano il procacciatore d’affari.
2. Prestazione occasionale
Se il procacciatore svolge l’attività in modo saltuario e non superando determinate soglie di compenso annuo (spesso si fa riferimento ai 5.000 euro complessivi), potrebbe inquadrarsi come collaborazione occasionale:
- Ritenuta d’acconto: quando emette una ricevuta per prestazione occasionale, di norma il 20% del compenso lordo viene trattenuto dal committente e versato all’Erario come ritenuta d’acconto.
- Dichiarazione dei redditi: tali compensi rientrano nei “redditi diversi” (art. 67 TUIR) e vanno indicati nella dichiarazione (730 o Redditi PF).
- Contributi previdenziali: se non si superano determinate soglie e non c’è continuità, non scatta l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS. Oltre tali limiti, potrebbe essere dovuta la contribuzione sulla parte eccedente.
3. Attività continuativa e partita IVA
Quando l’attività diventa abituale e genera redditi rilevanti:
- Partita IVA: scatta l’obbligo di aprire la partita IVA, inquadrando la professione con un codice ATECO appropriato (spesso 46.19.02 o 74.90.99).
- Regime fiscale: si può optare per il forfettario (se si rispettano i requisiti, come il limite dei ricavi) o per il regime ordinario (con la deduzione dei costi reali e l’applicazione degli scaglioni IRPEF).
- Versamento dell’IVA (salvo forfettari): se in regime ordinario, occorre applicare l’IVA sulle provvigioni e liquidarla periodicamente.
4. Contributi previdenziali
A differenza degli agenti di commercio (obbligati a iscriversi all’ENASARCO), il procacciatore d’affari:
- Non versa a ENASARCO.
- Iscrizione Gestione Separata INPS: è però necessaria se l’attività è svolta in modo continuativo e professionale. L’aliquota contributiva si aggira intorno al 25-27% (stabilita annualmente) da applicare sul reddito imponibile.
- Modalità di pagamento: i contributi si versano nelle scadenze previste per i lavoratori autonomi (generalmente saldo e acconti in giugno e novembre).
5. Scelta del regime fiscale
- Regime forfettario: imposta sostitutiva al 15% (o al 5% per i primi 5 anni, se si rispettano i requisiti), esenzione dall’IVA in fattura e contabilità semplificata. È vantaggioso per chi ha costi ridotti e non supera determinati limiti di fatturato.
- Regime ordinario: applicazione delle aliquote IRPEF progressive, deduzione dei costi effettivi e necessità di tenuta di una contabilità più articolata (registri IVA, libri contabili, ecc.).
6. Dichiarazione dei redditi
- Occasionale: i compensi, con la ritenuta d’acconto già operata, si dichiarano tra i redditi diversi.
- Continuativo: si compilano i quadri relativi al lavoro autonomo (o all’impresa individuale se in contabilità ordinaria), versando IRPEF (o imposta sostitutiva in caso di forfettario) e contributi.
7. Sanzioni per inadempimenti
Chi non si conforma agli obblighi fiscali e previdenziali può incorrere in:
- Accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate, con possibili contestazioni di evasione d’imposta o omessa dichiarazione dei redditi.
- Recuperi contributivi: se si supera la soglia di occasionalità ma non ci si iscrive alla Gestione Separata, l’INPS può richiedere il versamento dei contributi arretrati più sanzioni e interessi.
8. Consigli pratici
- Valutare la natura dell’attività: se sporadica e a bassa remunerazione, potrebbe inquadrarsi come prestazione occasionale. Se stabile, occorre la partita IVA.
- Scegliere il regime fiscale con cura: forfettario o ordinario, a seconda delle previsioni di fatturato e della struttura dei costi.
- Monitorare gli incassi: per evitare di superare le soglie di occasionalità o di restare fuori dai limiti del forfettario.
9. Conclusioni
Le tasse che un procacciatore d’affari paga dipendono dal suo inquadramento (occasionale o continuativo), dal regime fiscale prescelto (forfettario o ordinario) e dalle regole previdenziali (iscrizione alla Gestione Separata INPS in caso di abitualità).
Una corretta impostazione fin dall’inizio evita costosi inadempimenti e permette di ottimizzare la fiscalità, concentrandosi sul vero obiettivo: individuare e segnalare contatti profittevoli per le aziende.